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Autoblindo Ceirano

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Elogio della pigrizia.

Come d’abitudine volevo realizzare un modello un po’ originale ma, sopraffatto da un’ondata di pigrizia, non avevo voglia di lavorare troppo.
Così ho scartato l’autocostruzione e sono andato a curiosare nell’affascinante mondo dei blindati “di circostanza”, campo che, al pari di quello relativo ai rimorchi, normalmente i modellisti trascurano.
E fanno male perché sono una miniera di stimoli e permettono di costruire modelli veramente interessanti, quasi sempre sconosciuti, che a volte richiedono interventi non troppo complicati alla portata anche dei più giovani.
Mi ha intrigato questo autocarro blindato assegnato alla P.A.I. – Polizia dell’Africa Italiana e l’ho completato in tempi molto brevi.


Inquadramento  storico.

La sera del 5 maggio 1936 Mussolini annuncia la fine del conflitto italo-etipico con l’avvenuta occupazione di Addis Abeba.
Il successivo giorno 9 comunicherà la nascita dell’Impero: l’Etiopia, la Somalia e l’Eritrea verranno a formare l’Africa Italiana.

Che la guerra in Etiopia sia davvero finita è però una dichiarazione unilaterale.
Al momento dell’entrata nella capitale nemica il Regio Esercito ha occupato circa un terzo del vasto territorio etiopico, grande quasi 4 volte l’Italia. Il Negus si è rifugiato all’estero ma nel Paese sono rimasti gli eserciti dei numerosi ras.

Di fatto il conflitto prosegue trasformandosi  progressivamente in guerriglia, fenomeno che, nonostante ogni sforzo, sarà ancora presente allo scoppio della guerra mondiale.  (Un episodio della guerriglia figura persino nel film “Luciano Serra, pilota”, pellicola approvata dal regime ed all’epoca molto in voga).

Terminata ufficialmente la guerra con l’Etiopia, buona parte delle truppe italiane viene rimpatriata e per mantenere l’ordine nel territorio viene creato il Corpo di Polizia Coloniale che muterà poi nome in Polizia dell’Africa Italiana e sarà costituito anche in Libia.

Sin dalla sua creazione la P.A.I. è comunque destinata anche a combattere contro i reparti del disciolto esercito etiopico, pertanto viene dotata di velivoli ed autoblindate.
Come avvenuto in altri eserciti, per aumentare il numero dei blindati in dotazione nella lotta alla guerriglia si provvede a corazzare artigianalmente alcuni autocarri.


Gli autocarri  Ceirano 50 e Ceirano 47 CM.

Il Ceirano 50 fu adottato quale autocarro pesante a due assi nel 1927. Con una portata di kg 5.000 ed una velocità di kmh 25 (per l’epoca ritenuta sufficiente) dimostrò eccellenti prestazioni anche se durante la marcia su terreno irregolare l’utilizzo dei semipneumatici rigidi provocava rotture a balestre e tubazioni. Ne vennero utilizzati quasi 700 durante la sola guerra d’Etiopia e rimase in uso sino alla comparsa dei modelli pesanti a gasolio.

Nel 1935 ne venne prodotta una versione più leggera denominata Autocarro Medio Ceirano 47.

Il nuovo automezzo era munito di pneumatici, aveva una velocità aumentata a kmh 45  ed una portata ridotta a kg 3000. Anche questa versione riscosse successo, partecipò alla guerra in Africa orientale e venne prodotto sino al 1939.
Entrambi gli autocarri furono realizzati anche in  versione officina, autobotte, soccorso ed in versione speciale per la Regia Aeronautica; i veicoli esistenti presero parte alla guerra mondiale.

Per meglio affrontare la guerriglia vennero corazzati artigianalmente diversi modelli di autocarro, tra i quali anche un numero sconosciuto di Ceirano 50 e 47 in dotazione alla P.A.I.
L’informazione è riportata in Autoveicoli da combattimento dell’esercito italiano, vol 2, SME, Roma 2002, pagg. 683-684 che presenta alcune fotografie in b/n di un Ceirano 47 corazzato alle successive pagg. 702-03.
E’ l’autocarro che stiamo per realizzare.

Il modello.

Sono partito dal modello in resina del Ceirano 47 della compianta Cri.El.Model in scala 1:35, montato come da scatola con le poche varianti che illustrerò.  Fate riferimento alla tavola ed alle foto del modello ultimato, più chiare di tante spiegazioni, che aiuteranno a completare anche i particolari; le misure dei disegni sono in millimetri per la scala 1:35. Ho utilizzato plasticard dello spessore di mm. 0,5.  Le mitragliatrici Schwarzlose sono della Historica, il figurino della Soldatini.

Il radiatore dell’autocarro era protetto anteriormente da due schermi
(vedi tavola dei disegni – n. 1) inclinati tra loro e fissati con i sostegni che meglio si vedono nelle fotografie. Il cofano motore era protetto solo  lateralmente da due lastre applicate (tavola - n. 2).
Il parabrezza era coperto da una lastra rettangolare
(tavola - n. 3) sulla quale era aperta una piccola feritoia rinforzata per il conducente ed altra di maggior dimensioni per la mitragliatrice Schwarzlose manovrabile dalla cabina.
L’Italia aveva ricevuto un gran numero di queste armi, preda bellica austroungarica dopo la vittoria del 1918 e le aveva in gran parte destinate alle colonie.

Gli sportelli originali dell’autocarro erano privi di vetri ed esternamente la cabina era chiusa da un secondo sportello
(tavola - n. 4) formato da una lastra munita internamente di maniglione, nella quale era aperta sia la feritoia per la visuale sia la feritoia per l’arma, quest’ultima chiusa da  uno scudetto rotondo apribile a scorrimento laterale.

Il cassone era blindato da 4 lastre fissate internamente che ne superavano il bordo superiore.
Sulle due lastre laterali
(tavola - n. 5) erano aperte 3 feritoie chiuse dallo scudetto rotondo, su quella posteriore (tavola - n. 6) le feritoie erano solo due.  Sulla lastra anteriore era applicata altra lastra (tavola - n. 7) che ne portava l’altezza oltre il tetto della cabina ed era munita di tre feritoie con scudetto. Per accedere al cassone era necessario arrampicarsi esternamente e scavalcare le protezioni.

Al centro del cassone era fissato il sostegno a candeliere per la seconda mitragliatrice, scudata
(tavola - n. 9) in grado di ruotare per 360°. L’arma era montata con tutto il treppiede così da poter essere posizionata a terra se necessario. Contro la cabina deve essere realizzato il sedile per i serventi all’arma.
Le doppie ruote posteriori erano protette da un parafango blindato, realizzabile con una striscia di plasticare di mm. 16 x 52, chiuso esternamente da una lastra a semicerchio
(tavola - n. 8).
Targa posteriore quadrata bianca; in alto "PAI" in colore rosso, in basso 3 cifre in nero.
La targa anteriore si può omettere perché nascosta dalla corazzatura.

Colorazione e figurino.

Ho dipinto il mezzo in grigioverde (RE 01 Lifecolor), colore che presumibilmente appare osservando le fotografie.
Ho poi  sporcato il mezzo con colore chiaro dato a pennello asciutto e numerose chiazze e colature color ruggine.
La patina di polvere, tipica di quei territori, è realizzata con vera polvere finissima raccolta durante una passeggiata.

Sempre con il pennello asciutto ho sparso la polvere sul mezzo e in tutti gli angoli ed interstizi, sfregando bene per farla aderire per elettricità statica. Ho eliminato il superfluo capovolgendo il modello e soffiandoci sopra poi ho fissato la polvere con una leggera spruzzata di lacca per capelli.
Il terreno è un impasto di terra rossa, sassi, acqua e vinavil steso a mano e lavorato con il manico di un pennello per renderlo irregolare.

Quando l’impasto era ancora umido ho inciso i solchi delle ruote e vi ho "sprofondato" l’autocarro.
Una volta asciutto il terreno ha inglobato le ruote trattenendo saldamente il modello.
Non ho effettuato alcun intervento di colorazione sul terreno.
Il muntaz (caporale) indigeno della P.A.I. è dipinto con colori Humbrol. Uniforme cachi, tarbusc rosso, fiocco al tarbusc, fascia in vita e colletto azzurri; gradi rossi su fondo azzurro.

Cinturone, fondina, gambali e scarpe in cuoio marrone. Sempre con la polvere ed il metodo sopradescritto ho abbondantemente impolverato le calzature del figurino.  

Per il fregio sul tarbusc ho utilizzato l’aquila dal foglio decal della P.A.I.

Tavole dei disegni di riferimento
Galleria fotografica
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